Da “Un profilo biografico” del prof. Andrea Leonardi

Terza Puntata


CI PARLI DEL SUO PERIODO VERONESE…
Nel mio periodo veronese, che si protrasse fino al 1855, ho avuto modo di allacciare una serie di relazioni di carattere tecnico-scientifico con tutti i progettisti che stavano collaborando con i diversi governi dell’Italia centro-settentrionale per la realizzazione della viabilità ferroviaria in tutta quest’area. La proficua attività che ho svolto tra Veneto e Lombardia venne tuttavia improvvisamente e inaspettatamente interrotta nel 1855. Nel settembre di quell’anno, infatti, dopo che il mio operato era stato sottoposto ad un’articolata e complessa ispezione – che non aveva per altro fatto emergere a mio carico nessun addebito – sono stato destituito da questo prestigioso incarico. Le motivazioni di questa destituzione erano riconducibili a contrasti interni al governo di Vienna tra il “partito” favorevole al Canale di Suez, su cui stavo lavorando, e il “partito” filo-inglese che osteggiava l’impegno austriaco nell’impresa. Il sopravvento di quest’ultima fazione chiese sostanzialmente la mia testa poiché ero il personaggio che nella Monarchia asburgica rappresentava il punto di riferimento tecnico più elevato a favore del progetto osteggiato dalla Gran Bretagna.

FU UN MOMENTO DIFFICILE DELLA SUA VITA…
Questa fu una vicenda estremamente triste che mi scosse tremendamente, nonostante la solidarietà che mi venne manifestata da personaggi di primo piano tra cui il feldmaresciallo Josef Radetzky governatore del Lombardo-Veneto. Proprio per superare quel momento difficile mi dedicai con particolare intensità ad approfondire gli studi per il perfezionamento del progetto del Canale di Suez. Essi prevedevano il collegamento diretto del Mar Rosso con il Mediterraneo, senza deviazioni verso il Nilo e anche senza l’utilizzo di chiuse. Perfezionai il progetto durante un viaggio in Egitto, che intrapresi dopo essermi recato a Parigi, proprio nel novembre del 1855. Precedentemente era stato designato dal governo austriaco a far parte della «Commissione scientifica internazionale», voluta dal vice re d’Egitto e organizzata da Ferdinand de Lesseps.

COSA ACCADDE DOPO QUEL VIAGGIO?
Tornato a Vienna all’inizio del 1856 ho avuto la soddisfazione di vedere non solo definitivamente fugate le ombre sul mio operato nel Lombardo-Veneto, ma anche cadere il castello accusatorio ordito contro di me dalla fazione governativa filo-inglese. Venni pertanto pienamente riabilitato e nominato «General-Inspektor der österreichischen Eisenbahnen». In quella fase la mia attività di progettista del canale si intensificò e nel giugno del 1856 partecipai, quale rappresentante del governo di Vienna, alla riunione parigina della «Commissione internazionale per la costruzione del Canale di Suez». Proprio il mio progetto la spuntò su tutti gli altri e venni accolto dalla Commissione internazionale.

IL CORONAMENTO DEL SUO SUCCESSO…
Il mio lungo ed assiduo impegno di progettista sembrava aver finalmente trovato giusta soddisfazione ma i due anni successivi non furono esenti da burrasche purtroppo!

COME MAI?
Da parte inglese si stava palesemente osteggiando la realizzazione del canale e particolarmente virulenti risultarono gli attacchi che al mio progetto furono rivolti da Robert Stephenson e in sede politica Lord Palmerston

CON QUALI OBIEZIONI?
Le obiezioni che venivano mosse al mio progetto non risultavano animate da ragioni tecniche – il pericolo di insabbiamento del canale, che secondo me, dato l’andamento delle maree sarebbe risultato insussistente – quanto piuttosto da motivazioni politico-finanziarie, posto che in Inghilterra si era poco propensi a dare spazio e mezzi all’iniziativa.

COME FINI’?
I ritardi organizzativi che si accumularono in quelli che sarebbero stati i miei ultimi mesi di vita, dove ero ormai minato nella salute, non consentirono che io potessi vedere avviati i lavori dell’opera più imponente che avessi mai progettato.

Epilogo.

Luigi Negrelli scomparve prematuramente a Vienna il I° ottobre 1858. Due mesi dopo la sua morte venne fondata la «Compagnia universale del Canale di Suez», pilotata dal diplomatico francese Ferdinand de Lesseps, che negli anni precedenti aveva in più occasioni avuto modo di confrontarsi con Negrelli e valutare il suo progetto di taglio dell’istmo di Suez senza bisogno di chiuse. Proprio Lesseps, che da fine diplomatico era stato in grado di smussare le divergenze tra le diverse cancellerie europee e medio-orientali e a far convergere sul progetto ideato da Negrelli i finanziamenti necessari alla realizzazione dell’opera, nel 1859 diede l’avvio ai lavori di scavo del canale, completato nel 1869. Il progetto più prestigioso di Negrelli venne dunque realizzato da Lesseps, nei cui confronti molta letteratura fece confluire anche i meriti circa gli aspetti tecnici dell’impresa, meriti che vanno invece attribuiti integralmente all’ingegnere di Primiero.

Luigi Negrelli dunque e il Canale di Suez formano non solo nella storia dell’ingegneria, ma anche nelle pagine di cultura del secolo XIX un binomio pressoché inscindibile. Certamente il progetto del canale rappresentò la creazione più elevata e prestigiosa dell’ingegnere di Primiero. Risulterebbe per altro riduttivo limitarsi a cogliere la personalità di Negrelli esclusivamente attorno a questo suo importante prodotto. Egli ha infatti dedicato una parte consistente della sua attività professionale, ha profuso una porzione notevole delle sue energie intellettuali e delle sue doti umane nella progettazione e realizzazione di molteplici infrastrutture viarie, ferroviarie ed idrauliche. Nella sua opera si può individuare una sorta di cammino ideale, volto per un verso a produrre un rafforzamento delle infrastrutture terrestri, per approdare a traguardi più impegnativi: quelli di un più robusto commercio marittimo, reso possibile attraverso nuovi e più agevoli percorsi.

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